Immobili ristrutturati, Imu più cara: la sentenza che cambia le regole
Una recente sentenza della Corte di Giustizia Tributaria di secondo grado del Lazio segna un punto di svolta nella tassazione degli immobili ristrutturati. Secondo i giudici, quando un immobile è oggetto di una ristrutturazione importante, come quelle effettuate grazie al Superbonus, l'Imu non deve più essere calcolata sulla rendita catastale preesistente, ma sul valore venale dell'area fabbricabile, ovvero il valore di mercato del terreno.
Il caso nasce da un contenzioso tra un contribuente e il Comune di Roma, che aveva richiesto il pagamento dell'Imu sulla base della vecchia rendita catastale, nonostante fosse a conoscenza dei lavori di ristrutturazione in corso. La Corte ha però stabilito che, in presenza di una trasformazione sostanziale dell'immobile, il riferimento ai dati catastali non è più sufficiente, e va invece considerato il valore effettivo del terreno come area edificabile.
Il principio espresso dai giudici è chiaro: chi ristruttura un immobile deve aspettarsi un aggiornamento del carico fiscale, perché il valore dell'immobile (e quindi dell'area) aumenta. E se da un lato non c'è l'obbligo di aggiornare la rendita catastale tramite procedura Docfa solo per fini Imu, dall'altro l'amministrazione può legittimamente basarsi sul valore reale dell'area per il calcolo dell'imposta.
Il governo, già nel piano di bilancio e negli indirizzi fiscali per il 2025-2027, ha evidenziato la necessità di contrastare l'omessa comunicazione delle variazioni catastali dopo i lavori. Questa sentenza va proprio in quella direzione.
Cosa cambia per i proprietari? Che dopo una ristrutturazione rilevante, l'Imu potrebbe aumentare in modo significativo, e basarsi su un parametro diverso dalla rendita catastale, con implicazioni anche sull'Isee e su altre imposte patrimoniali.
Un segnale chiaro: con il nuovo corso fiscale, ristrutturare conviene ancora, ma è importante considerare anche l'impatto sulle tasse.
